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CATACOMBE AD DECIMUM
A lungo si è ritenuto che le catacombe fungessero da luogo di rifugio per le prime comunità cristiane per sfuggire alle persecuzioni pagane. L'archeologia cristiana ha però confutato questa tesi, assegnando a questi luoghi un valore cimiteriale. Nell'antichità, infatti, era consentito di numare cadaveri solo
all'esterno della cinta urbana, ed in terreni propri; oppure, per i più poveri, in fosse comuni. Questo per l'ottica cristiana era inaccettabile, poiché si riteneva che ognuno avesse il diritto di attendere dignitosamente nella propria tomba la resurrezione del corpo. A questo scopo i cristiani costruirono dei cimiteri in terreni messi a disposizione dai confratelli più abbienti, e quando questi spazi furono esauriti, cominciarono a realizzarne di sotterranei. Questa pratica perdurò sostanzialmente fino al V secolo, quando, con la definitiva affermazione del Cristianesimo come religione ufficiale, si iniziò a seppellire sotto e presso le chiese urbane. Le catacombe continuarono quindi ad essere utilizzate solo come luogo di pellegrinaggio per la venerazione dei "corpi santi" di martiri e papi che vi erano seppelliti. La sciagurata pratica di vendita dei "corpi santi", messa in atto soprattutto tra il 1650 ed il 1850 circa da parte dei cosiddetti fossori (gli addetti alle catacombe), ha fatto si che questi luoghi siano divenuti dei cimiteri vuoti, depauperandone irrimediabilmente il valore religioso ed archeologico.
La catacomba "Ad Decimum"
Alla catacomba "Ad Decimum", scoperta solo nel 1905, è stato fortunatamente risparmiato questo triste destino; nonostante la sua limitata estensione (circa m. 225, contro i km. 20 di quella di S. Callisto alle porte di Roma, tanto per fare un esempio) essa può essere considerata una delle più importanti in assoluto perché giunta fino a noi pressoché intatta. La sua denominazione deriva dal fatto di trovarsi "ad
decimum miliarum" dell'antica via Latina, ossia a circa km. 15 da Porta Capena, appartenente alle cosiddette Mura Serviane. Troppo distante da Roma per servire i cristiani dell'Urbe, era invece il cimitero di un villaggio che da fonti epigrafiche risulta essere il Vicus Angusculanus, come diremmo oggi una frazione di Tusculum.A seguito della scoperta della catacomba, avvenuta, come detto, nel 1905 in maniera del tutto accidentale (lavori di "scasso" per una vigna), sono state condotte due campagne di scavo: la prima tra il 1912 e il 1913 (coincisa con la solenne celebrazione del 16º centenario dell'Editto di Costantino), la seconda dal 1916 al 1919.
La catacomba è costituita da cinque gallerie: una centrale, in linea con la scala d'accesso, due che si diramano a sinistra, una sulla destra, quest'ultima tagliata perpendicolarmente dalla quinta. Come detto, il suo interesse risiede
soprattutto nell'ottimo stato di conservazione.
Vi si possono ammirare, tra le altre cose: - due lucernari, che servivano all'illuminazione, ma soprattutto per la circolazione dell'aria e l'estrazione della terra di scavo;
- una cisternetta per impastare la malta necessaria a chiudere le tombe;
- numerose lapidi, a copertura delle sepolture, con iscrizioni sia in greco sia in latino;
- vari tipi di tombe, tra cui loculi (ricavati in parete),
forme (sul pavimento), "d'angolo" o "a spiovente" (tra parete e suolo), arcosolii (tombe sovrastate da un arco), "a mensa" (simili ai precedenti, ma con soffitto piano), "a baldacchino", "a forno" (tombe collettive);
- tre ricche cappelle funerarie (purtroppo devastate al momento della scoperta della catacomba), con pitture a tempera di carattere religioso.
Lo studio del materiale epigrafico e pittorico ha consentito di stabilire per la catacomba "Ad Decimum" una datazione tra la seconda metà del III secolo e la fine del IV o prima metà del V secolo.

 

 

 

 

TUSCOLO
La città di Tusculum fu uno dei più importanti ed antichi centri sorti nel territorio dei Colli Albani (che verranno definiti Castelli Romani soltanto a partire dal medioevo) in cui nacque e si sviluppò la civiltà latina, addirittura prima della fondazione di Roma. Secondo la leggenda Tusculum fu fondata da Telegono, figlio dell'eroe greco Ulisse e della maga Circe; secondo la storia, dai misteriosi Pelasgi, un popolo che avrebbe abitato le regioni del bacino orientale del Mar Mediterraneo prima di quello ellenico.

Da un punto di vista archeologico è documentata un'occupazione del sito già in epoca protostorica, tra la fine dell'età del bronzo e gli inizi dell'età del ferro (X-IX sec. a.C.). Tra il VII e il VI sec. a.C. la città è sotto il dominio etrusco, e questo confermerebbe l'ipotesi dell'origine etrusca del nome Tusculum, che ha lo stesso etimo di Tuscus, ossia Etrusco. Ben presto Tusculum si unisce alle altre città latine sorte nel territorio dei Colli Albani in una sorta di confederazione, presieduta da Alba Longa, allo scopo di coltivare e preservare lo spirito e le tradizioni latine.

Il Tuscolo è la parte terminale della cinta craterica tuscolano-artemisia. Le rocce che lo costituiscono sono di origine vulcanica, soprattutto tufo e basalto, più o meno alterato (speronizzazione), che forma spesso pareti e banchi anche imponenti (per esempio il colle della croce). Si incontrano diversi tipi di vegetazione:
- la Pineta del Tuscolo, la più estesa dei Castelli Romani, di origine antropica, composta da Pino domestico (Pinus pinea) e, meno diffuso, Pino marittimo (Pinus pinaster);
- nella zona tra l'Anfiteatro e la c.d. "Villa di Tiberio" sono presenti dei maestosi esemplari di Pino d'Aleppo (Pinus halepensis);
- boschi a prevalenza di Castagno (Castanea sativa), con Roverella (Quercus pubescens), Acero di monte (Acer pseudoplatanus), Acero campestre (Acer campestre), Carpino nero (Ostrya carpinifolia), Corniolo (Cornus mas), Sambuco (Sambucus nigra), ecc.;
- Bosco misto, formato da Acero di monte, Carpino nero, Roverella, Leccio (Quercus ilex), Acero d'Ungheria (Acer obtusatum), Orniello (Fraxinus ornus), Castagno, Nocciolo (Corylus avellana), ecc.;
- piccoli tratti a Lecceta, e prati.
- sparsi nell'area archeologica e nei prati si trovano grossi esemplari di Castagno, Roverella, Leccio, Olmo campestre (Ulmus minor), Orniello e Robinia (Robinia pseudocacia).
La fauna è quella tipica dei boschi e dei prati, soprattutto Cinghiale (Sus scrofa), Volpe (Vulpes vulpes) e Talpa (Talpa sp.), di cui sono facilmente osservabili le tracce, e numerose specie di uccelli, tra cui Gheppio (Falco tinnunculus), Poiana (Buteo buteo) e Gruccione (Merops apiaster).
Da gran parte del percorso si può godere uno splendido panorama, soprattutto dalla zona della croce, da cui si ammira Roma e la Pianura Romana, Monte Cavo ed il gruppo delle Faete, Monte Salomone, i monti dell'Artemisio, i Prati di Caiano e vari comuni dei Castelli Romani.
 
LA VIA SACRA (Rocca di Papa)
Ancora pressoché intatta nella sua originaria pavimentazione nel tratto compreso tra la Guardianona, antico casale situato sulla moderna via dei Laghi, e la vetta di Monte Cavo (m. 949), questa strada veniva utilizzata, fin da epoca remota, da chi saliva a quello che si può ritenere uno tra i più antichi ed importanti complessi sacrali latini, il santuario di Iuppiter Latiaris. La strada, denominata in età moderna "Via Sacra" o "Via Trionfale", deve il suo appellativo al fatto che conduceva al santuario e perché, in epoca repubblicana, serviva per le ovationes (trionfi minori) riservate ai condottieri
romani. E' probabile però che il nome antico fosse diverso, e più precisamente Via Albana, poiché conduceva al Mons Albanus, l'antica denominazione di Monte Cavo.
 
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